Il complotto dei gatti per conquistare il mondo, e la loro vittoria – 2° parte

 

                               

Il gatto rappresenta un’anomalia tra gli animali domestici.

Ogni altra specie addomesticata è sociale allo stato brado. I progenitori e gli omologhi selvatici di cani, pecore, bovini, cavalli, asini, capre, polli, maiali, anatre, elefanti e cammelli vivono sempre in gruppo.

Per questo, ognuna di tale specie risponde a regole ben definite di coesistenza e di relazione reciproca. Principalmente si tratta di un sistema atto a comunicare efficacemente intenti minacciosi o manifestare sottomissione, così da prevenire continue lotte sanguinose per il cibo, l’accoppiamento, i posti migliori in cui dormire e altre risorse condivise. Non ci vuole una specializzazione in psicologia  animale e men che meno una seduta da 495 dollari con uno psicoterapeuta per cani per sapere cosa intende esprimere un cane quando ringhia. A dispetto di tutti i malintesi che tuttora si verificano fra noi umani e un animale socievole qual è il cane, per la maggior parte i proprietari di cani riescono a far capire le loro intenzioni, se non altro quelle non troppo specifiche, in quanto la nostra specie e quella canina condividono un linguaggio reciproco che regge, indenne, perfino alle circostanze inedite che la domesticazione ha imposto. Provate a parlare in tono aspro a un cane e lo vedrete accucciarsi e deporre l’indumento che aveva arraffato tra la biancheria da lavare. Questa è una caratteristica evolutiva che non si è mai verificata prima dell’incontro col lupo, ma il bagaglio relazionale di cui i cani sono dotati, in virtù della loro ascendenza gregaria è la materia adattabile che tiene unite la loro specie e la nostra.                       

 

 Il progenitore selvatico del gatto domestico è, per contro, assolutamente solitario allo stato di natura. La femmina vive in un territorio esclusivo di circa due chilometri quadrati che presidia, per quanto è dato a vedere, contro l’intrusione di qualunque altra femmina. E’ prerogativa del maschio che il suo territorio si sovrapponga a quello di parecchie femmine, ma anche in questo caso non si verifica quasi mai una coincidenza territoriale fra membri dello stesso sesso. I gatti selvatici interagiscono affabilmente fra loro solo per il breve periodo durante il quale maschi e femmine si incontrano per l’accoppiamento e nei primi quattro-cinque mesi di vita, quando i gattini di una figliata stanno tutti insieme con la madre.                                            Nell’ampia famiglia dei felini esistono per altro delle specie gregarie: il caso più notevole è quello dei leoni; anche tra i ghepardi talvolta si formano piccoli gruppi, ma solo di individui dello stesso sesso; vi sono poi gli yaguarondi, che, stando ad alcuni avvistamenti, vivono in coppie in determinate aree del loro habitat. Ma il comportamento di questi felini sociali ha rilevanza pressochè nulla in relazione a quello del gatto domestico: infatti, il ramo dei grandi felini si era già separato dalla linea evolutiva che ha portato al gatto domestico circa nove milioni di anni fa; a titolo di paragone, basti pensare che si tratta di parecchi milioni di anni prima che i filoni evolutivi dell’uomo e dello scimpanzè divergessero, La famiglia dei felini, apparsa più o meno dodici milioni di anni fa, ha subìto una differenziazione esplosiva, che ha dato origine alle trentasette specie che oggi coprono l’intero spettro geografico ed ecologico della Terra; dalla Siberia al Rio delle Amazzoni, dalla tundra artica alle foreste tropicali.

 

                                    

 Questa differenziazione ha prodotto una gamma proporzionalmente vasta, tra queste trentasette tipologie anatomiche e comportamentali. Il peso dei felini varia da un minimo di circa un chilo e mezzo (femmina del Gatto piedi neri) a un massimo di 380 chili (maschio Tigre siberiana); i loro mantelli sono estremamente vari: possono essere striati, maculati, neri, a pelo lungo o raso. Certo i gatti domestici manifestano comportamenti vistosamente socievoli, non solo rispetto agli esseri umani, ma anche tra di loro. Eppure, le radici di questa condotta sono decisamente singolari e anomale, poichè non si riscontra alcun elemento o fenomeno nei progenitori prossimi del gatto a cui ricondurla. Ne ci porta da qualche parte osservare che un lontano parente del gatto domestico – il leone – presenti istinti gregari. Correlare le attività sociali del gatto a quelle del leone non ha maggior senso di quanto ne avrebbe la tesi che un gatto domestico dovrebbe in realtà pesare duecentocinquanta chili e dar la caccia alle zebre.

tratto da: “Il carattere del gatto” di Stephen BudianskyR. Cortina Editore 2003.     miacis.

 

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2 Risposte to “Il complotto dei gatti per conquistare il mondo, e la loro vittoria – 2° parte”

  1. ciao, sto disperatamente cercando un libro il cui titolo assomiglia vagamente a quello di questo post… potete aiutarmi?

  2. Ciao Fra, il libro che stai cercando è “IL CARATTERE DEL GATTO” di Stephen Budiansky, R. Cortina Editore 2003, saluti

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