Gli animali hanno un cervello, ma non lo usano come noi.

Antropomorfizzazione

 

 Uno dei più sottili e legali maltrattamenti, perpetrati nei confronti di cani e gatti, si chiama antropomorfizzazione, termine difficile che sta a indicare la contaminazione delle intime caratteristiche fisiologiche e psichiche di un animale, con quelle umane.

Una certa tendenza a questo errore di comportamento, nei confronti del proprio pet, è ampiamente giustificata e costituisce un peccato veniale. Pensare che il cane abbia avuto quel comportamento per fare un dispetto è un esempio banale, ma quotidiano. E chi, di fronte al cane che guarda di traverso l’ospite appena arrivato in casa, non pensa che si tratti di gelosia?

Il fatto che cani e gatti abbiano un cervello, tutto sommato non molto differente dal nostro, sta a significare che, al di là di ogni dubbio di cartesiana memoria, gli animali sono in grado di pensare e provare emozioni. Gli animali insomma sono dotati di una loro “intelligenza”. Ovvio che da qui ad antropomorfizzare, il passo è breve. E allora Fido ha rotto quel vaso per fare un dispetto e Silvestro ha fatto cadere lo swarovsky per vendetta.

E’ necessario allora ricordare che gli animali hanno sì un cervello anatomicamente abbastanza simile al nostro, ma non per questo possono ragionare come noi. Odio, gelosia, vendetta, arroganza, orgoglio, sono tutte caratteristiche esclusivamente attribuibili alla contorta mente umana e hanno ben poco a che fare con cani e gatti.

I peccati mortali dell’antropomorfizzazione sono altri, alcuni giustificabili a causa della diffusa ignoranza (nel senso di “ignorare”) delle esigenze animali, altri decisamente da reato penale perché sarebbe sufficiente un minimo di buon senso per non sconfinare nel maltrattamento, come accennavo all’inizio. Oggi dominano, in campo umano, le diete, le modelle anoressiche, i supplementi antiaging e in generale la voglia di mostrare una corpo offeso il meno possibile dalle ingiurie del tempo e della gola.

Vietati i cibi grassi, giù il colesterolo e i trigliceridi e lotta senza quartiere alla pinguedine e alla pancetta. Può essere un’ottima scelta (talvolta talmente esagerata da diventare una pericolosa forma maniacale) per noi, ma quando la riversiamo sui nostri animali, allora può diventare causa di gravi malattie. Non tutti sanno che il cane e il gatto necessitano di elevati quantitativi di grassi. Il cane che ha una colesterolemia di 350 mg/dl è perfettamente normale.

A noi verrebbe un infarto, quanto meno figurativamente. Somministrare una dieta povera di grassi al cane o al gatto di casa, trattandoli come fossero persone in cerca della forma perfetta, li espone a gravissime malattie. E qui, come ho scritto, si tratta di mancata conoscenza delle diverse esigenze.

Il maltrattamento invece è vedere il palestrato in sella al motorino che trascina un Dobermann costretto a correre sull’asfalto, magari alle tre del pomeriggio con 40 gradi all’ombra. Il cane non ha scelta: ligio al volere del padrone, corre finche il cuore non schiatta. Qui non si tratta di mancate conoscenze, ma di mancanza di buon senso, a tal punto che sarebbe interessante sottoporre il padrone a una risonanza magnetica per vedere se la scatola cranica contiene residui di materia cerebrale.

di Oscar Grazioli     fonte: Tiscali Animali          miacis

 

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Una Risposta to “Gli animali hanno un cervello, ma non lo usano come noi.”

  1. La buona salute della”ignobile razza umana”e quella della nobile razza animale ha in comune una alimentazione equilibrata,sostanze alimentari diverse o simili che cmq non provochino sovrappeso o altre patologie del vizio della gola.

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