ANIMALI E CONDOMINIO 2

 

Molte persone che avvertono l’esigenza di vivere con un animale o già vi convivono devono affrontare il problema dei regolamenti condominiali che proibiscono la presenza di animali.

In realtà sono numerose le sentenze che sanciscono a chiare lettere che nessun regolamento o assemblea condominiale può limitare il diritto di proprietà e che quindi non è possibile impedire in alcun modo di tenere animali in condominio.

La sentenza del 24/3/1972 n. 899 della Sezione II della Corte di Cassazione testualmente recita:

“È inesistente il divieto giuridico di tenere cani in condominio. Il regolamento condominiale che contenga una norma contraria è limitativo del diritto di proprietà, quindi giuridicamente nullo. L’assemblea condominale non può deliberarlo”.
Tuttavia, i contenziosi tra condomini pullulano di animali accusati di sporcare gli spazi comuni, di abbaiare, di portare malattie, di infastidire.
Molto spesso si tratta di esagerazioni frutto di acredini tra umani, in cui gli animali hanno pochissima responsabilità e ne fanno tuttavia le spese.
Ma è possibile proibire la presenza degli animali nei condomini?
Sul sito della LAV di Verona, la risposta ai più comuni quesiti:

Solo in rarissimi casi il Giudice e l’Autorità Sanitaria possono imporre l’allontanamento di un animale dal condominio.
Esclusivamente nell’ipotesi in cui all’atto dell’acquisto o della locazione sia menzionata l’esistenza di un regolamento di tipo contrattuale con esplicito divieto di detenere animali (per avere efficacia vincolante il regolamento deve essere menzionato e accettato negli atti di acquisto e locazione) esso sarà infatti vincolante.

Come stabilito dalla Corte di Cassazione (sezione II civile) con sentenza n.12028 del 4.12.1993 “in tema di condominio di edifici il divieto di tenere negli appartamenti i comuni animali domestici non può essere contenuto negli ordinari regolamenti condominiali, approvati dalla maggioranza dei partecipanti, non potendo detti regolamenti importare limitazioni delle facoltà comprese nel diritto di proprietà dei condomini sulle porzioni del fabbricato appartenenti ad essi individualmente in esclusiva”.
La detenzione di animali in un condominio può essere dunque vietata solo se il proprietario dell’immobile si sia contrattualmente obbligato a non detenere animali nel proprio appartamento e l’assemblea condominiale non può
impedirne il possesso neanche se vota a maggioranza. Infatti, una simile delibera risulterebbe illegittima sia ai sensi dell’art. 1138 Codice Civile – secondo cui le norme contenute in un regolamento non possono in alcun modo menomare i diritti di proprietà e di godimento spettanti a ciascuno dei condomini nell’ambito della proprietà esclusiva – sia per evitare il contrasto anche con la legge nazionale sul randagismo 281/91, la quale, invece, sancisce la tutela degli animali d’affezione e sanziona l’abbandono.

Per quanto riguarda il diritto di uso dell’ascensore o delle scale del condominio, considerate “parti comuni del condominio” (art. 1117 Codice Civile), tale diritto, a meno di non avere sottoscritto un regolamento di origine ed efficacia contrattuale che vieti di accogliere animali nella propria abitazione, non può essere menomato dal regolamento.
E neppure una decisione autonoma dell’amministratore di istituire divieti in parti comuni dell’edificio può considerarsi valida.
Sono sanzionabili però le condotte che provocano il deterioramento, la distruzione o che deturpano o imbrattano cose mobili o immobili altrui (art. 635 c.p. “danneggiamento”, art. 639 c.p. “deturpamento o imbrattamento di cose altrui”).
Le regole della civile convivenza impongono di adottare accorgimenti tali da evitare disturbo agli altri condomini e di osservare corrette norme igieniche.
Pertanto, non si può vietare a chi abita in condominio di vivere con un cane solo perché la sua presenza non è gradita: chi agisce in giudizio deve dimostrare che l’animale turba la quiete o compromette l’igiene della collettività: è’ quanto stabilisce una sentenza della Pretura di Campobasso del 12.5.1990.
Disturbo o immissioni (odore, bisogni fisiologici) non sono lecite solo se per intensità e frequenza provocano insofferenza o causano disturbi alla quiete o malessere anche a persone di normale sopportazione.
Non bisogna lasciarsi intimorire dall’intolleranza dei vicini e dai loro tentativi di far allontanare il cane o il gatto. I casi in cui il Giudice e l’Autorità Sanitaria possono imporre l’allontanamento degli animali sono davvero rari e possono verificarsi solo quando ci sono comprovati motivi di ordine igienico-sanitario o a causa di una concentrazione eccessiva di animali in uno spazio abitativo.
Per una convivenza gradevole e lunga è buona norma evitare di circondarsi di un gruppo di amici non umani così numeroso da non permettere la corretta gestione in termini di pulizia e cura.
L’abbaiare non può essere considerato disturbo della quiete (ex art. 659 c.p.) fino a quando le lamentele non vengono avanzate da un gruppo indeterminato di persone.
La sentenza 1349 della Corte di Cassazione del 6.3.2000 ha stabilito che “se gli ululati del cane non disturbano una pluralità di persone, ma ad averne fastidio è solo il vicino di casa, è inutile querelare il padrone per disturbo della quiete pubblica (art. 659 c.p.), in quanto il disturbo non coinvolge che un solo nucleo familiare.”

L’abbaiare è un diritto esistenziale del cane: lo ha stabilito il giudice di pace di Rovereto in una sentenza emessa a seguito di richiesta di risarcimento inoltrata da un uomo nei confronti di un vicino di casa possessore di due dobermann. Lo stesso giudice ha dichiarato lesivo dei diritti dell’animale l’utilizzo dei collari anti-abbaio (collari a pile che emettono suoni ad alta frequenza quando il cane abbaia).
Ma benché l’abbaiare sia un diritto esistenziale del cane e un modo di comunicare con gli umani e con gli altri animali, occorre non dimenticare che l’insistente abbaiare in nostra assenza potrebbe nascondere un profondo disagio o addirittura un comportamento patologico come stress o ansia da separazione.
Sentenza n. 899, Sezione II della Cassazione, 24.3.1972
:
“E’ inesistente il divieto giuridico di tenere cani in condominio. Il regolamento condominiale che contenga una norma contraria è limitativo del diritto di proprietà, quindi giuridicamente nullo. L’assemblea condominiale non può deliberarlo”
Tribunale Civile di Piacenza Sez. II 10.4.1990, n.231
:
“La detenzione di animali in un condominio, essendo la suddetta facoltà una esplicazione del diritto dominicale, può essere vietata solo se il proprietario dell’immobile si sia contrattualmente obbligato a non detenere animali nel proprio appartamento, non potendo un regolamento condominiale di tipo non contrattuale, quand’anche approvato a maggioranza, stabilire limiti (oneri reali e servitù) ai diritti ed ai poteri dei condomini sulla loro proprietà esclusiva, salvo che l’obbligo o il divieto imposto riguardino l’uso, la manutenzione e la eventuale modifica delle parti di proprietà esclusiva, e siano giustificati dalla necessità di tutelare gli interessi generali del condominio, come il decoro architettonico dell’edificio”.
Tribunale Civile di Parma 11.11.1968
:
“La delibera assembleare di approvazione del regolamento di condominio presa a maggioranza è invalida, perché limitativa delle proprietà individuali, nella parte in cui vieta ai condomini di tenere cani anche nelle logge e nei terrazzi”.
Tribunale Civile di Napoli 8.3.1994
:
“Qualora una norma contenuta in un regolamento condominiale vieti la detenzione di animali che possano turbare la quiete o l’igiene della collettività, il semplice possesso di cani o di altri animali non è sufficiente a far incorrere i condomini in questo divieto, essendo necessario che si accerti effettivamente il pregiudizio causato alla collettività dei condomini sotto il profilo della quiete o dell’igiene”.
Cassazione Penale Sezione I, 9.12.1999, n.1109
:
“E’ necessario per la configurabilità della contravvenzione di cui all’art. 659 comma 1 del Codice Penale (disturbo della quiete pubblica) che i lamentati rumori abbiano attitudine a propagarsi e a costituire quindi un disturbo per una potenziale pluralità di persone, ancorché non tutte siano state poi disturbate (…) è necessario che i rumori siano obiettivamente idonei ad incidere negativamente sulla tranquillità di un numero indeterminato di persone”.
Cassazione Penale Sezione I, 6.3.2000, n.1394
:
“Se il cane abbaia non è disturbo della quiete. Se il cane non disturba una pluralità di persone ma solo il vicino “il fatto non sussiste”. Perché vi sia reato “è necessario che i rumori siano obiettivamente idonei ad incidere negativamente sulla tranquillità di un numero indeterminato di persone”.
Pretura Civile di Campobasso, Sentenza 12.5.1990
:
“Qualora una norma contenuta in un regolamento condominiale vieti la detenzione di animali che possano turbare la quiete o l’igiene della collettività, il semplice possesso di cani o di altri animali non è sufficiente a far incorrere i condomini in questo divieto, essendo necessario che si accerti effettivamente il pregiudizio causato alla collettività dei condomini sotto il profilo della quiete e dell’igiene”
Per quanto riguarda, poi, l’utilizzo delle proprietà condominiali vale ricordare l’art.2 del D.P.R. n° 1497 del 29.05.63, che enuncia quanto segue: “gli ascensori sono adibiti al trasporto di pacchi, persone ed animali, in particolare cani.”

Vorrei terminare questo articolo con questa bellissima notizia del gennaio di quest’anno:
“Dopo tre anni di discussione è arrivata la sentenza di primo grado che riconosce ai gatti di un condominio di via Mar Nero a Milano il diritto di vivere nell’edificio e alla famiglia di gattari che se ne occupa a lasciare le casette che avevano predisposto nelle zone comuni del palazzo: lo comunica l’Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa) che definisce la sentenza del Tribunale di Milano «senza precedenti» e «storica».
La decisione del giudice civile richiama «per la prima volta», spiegano dall’Aidaa, le normative della legge 281, riconoscendo che i gatti sono «animali sociali che si muovono liberamente» e precisando che «nessuna norma di legge ne nazionale ne regionale proibisce di alimentare gatti randagi nel loro habitat» e che quindi «i gatti che stazionano e/o vengono alimentati nelle zone condominiali non possono essere allontanati o catturati per nessun motivo».

Era stata una coppia di condomini contrari alla presenza della colonia felina nel palazzo ad avviare la causa civile, chiedendo la rimozione delle casette, l’allontanamento degli animali e un risarcimento morale agli altri condomini.”

http://avapa.wordpress.com/2010/01/28/sentenza-a-favore-dei-gatti-in-un-condominio-milanese/

Tratto da: Ilaria Innocenti, Prendersi cura di cani e gatti, LAV –

Settore Cani e Gatti.                                                      miacis

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7 Risposte to “ANIMALI E CONDOMINIO 2”

  1. enza bergonzi Says:

    sono contenta che esistano norme e leggi ben precise che non vietano la detenzione di un cane (o di un gatto) all’interno di un condominio. Si devono fare rispettare e difendere i nostri amici a quattro zampe che hanno bisogno di noi.

  2. Patrizia Baldanza Says:

    grazie per l’esaustività e la specificità delle risposte… in attesa che la comune pubblica coscienza maturi e diventi più aperta, moderna, sensibile e rispettosa!!!!

  3. io amo gli animali molto di piu degli umani

  4. fiorenzo Says:

    salve ,dopo aver letto questo articolo sono contento che per i nostri amici a quattro zampe ci sia qualche legge che li tutela,io ho due bellissime pastori scozzesi,ho qualche problema in codominio,perche abbaiano anche se vedono qualcuno o sentono la mia voce.

  5. roberta Says:

    salve ho affittato un appartamento in un condominio che aveva tempo prima (non ne ero a conoscenza )vietato la detenzione di animali a una sig. che ha 4 cagnolini ,vi potete immaginare le conseguenze! Anche se non disturbano sono tampinata dall’ amministratore ! Ma mi pare di capire che non possono impedirle di tenerli .Come posso metterli a tacere ? Grazie a tutti.

  6. Attenzione! La Cassazione parla di Regolamento Condominiale Assembleare. Purtroppo quasi sempre quando uno compra casa trova un Regolamento Contrattuale, che può essere modificato solo all’unanimità dell’assemblea, che è già scritto dal costruttore e dopo il primo acquirente E’ OBBLIGATORIO per tutti coloro che seguono.
    Essendo di natura contrattuale, quindi accettato dalle parti al momento dell’acquisto, PUO’ a norma di legge limitare i diritti sulla proprietà (es. Può impedire di aprire uno studio medico o legale, o impedire di tenere animali) ed è assolutamente valido per la legge e nessuno può opporsi!

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