Il complotto dei gatti per conquistare il mondo, e la loro vittoria. ———————————- 1° parte

Non esistono gatti da soccorso, gatti da guardia, gatti per non vedenti, gatti poliziotto, gatti addestrati ad individuare esplosivi o a seguire le tracce degli evasi, gatti antidroga, gatti da pastore, gatti da slitta, gatti da riporto, gatti ammaestrati, gatti con cui giocare a frisbee o che vadano a prendere le pantofole. Tutto ciò è un sollievo: se si racconta la storia del cane da una prospettiva scientifica, si rischia di attirarsi le ire di schiere di amanti degli animali imbevuti di falsi miti, le infinite e solite su cani valorosi e leali, sul loro “amore incondizionato” di cui nessuno, peraltro, saprebbe chiarire la natura. Sui gatti invece nessuno si fa illusioni. I gatti sono gatti, e chi ne possiede uno in carne e ossa lo sa bene. Quella percentuale costante di esseri umani che risolutamente apprezza e si gode la compagnia dei gatti, ha capito da tempo che conviene prenderli per il loro verso e alle condizioni da essi stabilite; tanto, i gatti non concedono alternative.
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A uno studio scientifico del cane, inevitabilmente, spetta il compito di demolire miti. A uno sul gatto, per fortuna di chi se ne occupa, tocca solo dare una spiegazione di alcuni enigmi. E i misteri non mancano. I gatti con i loro occhi lucenti e il passo felpato, si sono sempre sottrtti a spiegazioni definitive. Nel corso di molte migliaia di anni di storia comune, il gatto è stato per gli esseri umani fonte di stupore e turbamento, di venerazione e superstizione. Ed è ovvio che, poichè l’uomo, allo stato di natura, è un essere ingenuo e impressionabile, una buona dose di tale mistificazione non è che il frutto di un suo eccessivo lavoro di immaginazione. In assenza di gatti, alcuni popoli primitivi si sono spinti fino a trovare mistero e magia in rocce, alberi, fili d’erba o durante la Seconda guerra mondiale nei cargopallet sganciati dai bombardieri degli Alleati. Ma, d’altra parte, i gatti sono davvero misteriosi. Le emozioni ambivalenti, spesso superstiziose, che hanno ispirato nel corso dei secoli rispecchiano la posizione ambigua e paradossale che questi animali di fatto occupano in natura e nel mondo degli uomini. I gatti non rispettano molte delle regole, quanto a modalità e motivazioni, grazie a cui molte specie animali sono giunte a far parte della compagnia degli umani. Il comportamento del gatto in relazione all’uomo è straordinariamente vario e complesso; adattativo e capriccioso, affettuoso e circospetto, socievole e ritroso, arrendevole e distaccato. La sua intelligenza è una amalgama di estremi: istinto ferreo e apprendimento adattativo. I gatti si sono diffusi tra le comunità umane del mondo più rapidamente di quanto non abbia mai fatto l’uomo stesso, pur tenendo sempre una zampa nella giungla. Tra le specie domestiche i gatti rappresentano quella meno addomesticata, ma che gode del maggior successo, quella che ha subìto meno alterazioni intrinseche, pur avendo visto mutare nel modo più drastico le proprie condizioni ambientali.

Dunque, quegli aspetti misteriosi corrispondono a elementi reali; sono opera delle natura, non mere fantasie di gente superstiziosa e ignorante (e decisamente perfida); ma ciò non toglie che per certi versi noi stessi siamo responsabili di tali enigmi, dal momento che la scienza si è disinteressata dei gatti fino a non molta tempo fa; l’omologo selvatico del gatto domestico, il Felis silvestris europeo, africano e asiatico, è uno dei meno studiati tra i felini selvatici. E’ un animale minuto, schivo, che vive per lo più nelle foreste, e gli scienziati non sono riusciti a scoprire granchè sul suo comportamento, l’ecosistema e la genetica dei felini piccoli e inafferrabili fino a quando, solo di recente, non si è giunti a una svolta grazie agli strumenti della genetica molecolare e della radiotelemetria. Certo, anche una buona dose di snobismo scientifico ha fatto la sua parte; i biologi non studiano i micini; la natura “vera”, pura e dura è un’altra cosa! Costoro sfoggiano sahariane, si arrampicano a bordo di Laand Rover e si inoltrano lungo qualche pista accidentata e promettente, sprezzanti del pericolo, sulle tracce di leoni, tigri e orsi (perbacco!). Non ha certo giovato, poi, la convinzione, ormai logora ma dura a morire, perchè ancora radicata in molti zoologi ed etologi, che gli animali domestici non sarebbero altro che esemplari degenerati, senza spina dorsale, che non meritano serie indagini scientifiche. Così, la ponderosa letteratura sul gatto ha brillato per l’assenza di quel genere di approfondimento conoscitivo che solo la scienza è in grado di offrire e che ci aiuterebbe a comprendere le ragioni di ciò che fanno i gatti, come essi percepiscano il proprio universo e come siano giunti, così efficacemente, ad avere un ruolo importante e riconosciuto nelle nostre case, nelle nostre vite e nei nostri cuori.
tratto da “Il carattere del gatto” di Stephen Budiansky. R. Cortina Editore 2003.
Posso aggiungere che, in nove anni di ricerche non ho trovato nessun studio approfondito sui gatti liberi che vivono nelle colonie feline benchè di materiale ce ne sarebbe a sufficienza, L’unico studio “importante” sul comportamento sociale dei gatti è quello fatto da Leyhausen negli anni cinquanta… ma secondo me, e soprattutto secondo altri autorevoli gattari/e, in un modo non corretto. Ha rinchiuso in varie stanze e gabbioni all’aperto una trentina tra gatti domestici e liberi (catturati nelle colonie di una città tedesca!), e ne ha debitamente riportato i comportamenti chiamando i gatti: F2, M5, H19, F23…. mah! Personalmente sono convinto che uno studio sui gatti vada condotto nel LORO ambiente, i gatti introdotti in un ambiente sconosciuto rimangono stressati per mesi, e questo a mio avviso (e non solo) invalida qualsiasi osservazione. miacis A.VA.P.A.